Per le rinnovabili siamo arrivati ad un punto di svolta in Norvegia: la buona notizia è che il governo in carica ha dato il via libera, al ricchissimo Fondo Sovrano norvegese, per investire nel campo delle rinnovabili.

Il suddetto Oil Fund (conosciuto anche come “Government Pension Fund of Norway”) di derivazione petrolifera è infatti il più grande al mondo e vanta un capitale di 1002 miliardi di dollari. Una cifra notevole, che ha aperto adesso anche agli investimenti green sulle rinnovabili. Questo passaggio è fondamentale, non solo per la Norvegia, ma per il settore.
Significa che investire nelle energie rinnovabili è sentita come esigenza, anche da chi fino a ieri investiva nel petrolifero.

Di questa manovra potranno beneficiare infrastrutture e aziende non quotate e impegnate nel settore delle energie rinnovabili, così da diversificare gli interessi e slegarsi – finalmente – dal solo business del petrolio.

Queste aziende (non quotate) rappresentano al momento i due terzi dell’intero segmento, ma il margine di crescita è impressionante e il mercato pare valga svariate migliaia di miliardi di dollari. Lo hanno capito bene anche i sauditi, che nelle scorse settimane hanno visto un simile scenario con la vendita dell’ultimo asset legato a petrolio e gas da parte del Saudi Arabia’s Public Investment Fund.

“Perfino un fondo costruito sul petrolio vede che il futuro è green” – ha dichiarato Jan Erik Saugestad, CEO della Storebrand Asset Management.
Non è solo una questione etica, i fondi e le multinazionali del settore hanno ben capito l’importanza di investire sulle nuove tecnologie e soluzioni a basso impatto ambientale, e chi non saprà adattarsi rapidamente alle nuove esigenze rischierà di restare fuori dai giochi.





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